«Nastia, stai scherzando? Quattordici milioni! È una fortuna! Io non ho mai visto tutti questi soldi nemmeno in sogno!»
La voce della sorella Eva risuonò così forte dall’altro capo del telefono che Nastia sorrise suo malgrado. Eva era sempre stata emotiva, ma quella volta sembrava davvero fuori di sé dall’entusiasmo.
— Zitta! — sussurrò Nastia, guardandosi intorno nel salone ormai quasi vuoto. — Ti ho detto che nessuno deve saperlo ancora. Né della vendita del business, né della cifra dell’affare.
— E perché non dovrebbe saperlo? Petja è via per una conferenza?
Nastia sistemò con delicatezza un abito da sposa sull’appendiabiti. Il giorno dopo l’ultima cliente sarebbe passata a ritirarlo e poi sarebbe finita un’epoca: cinque anni di lavoro, notti insonni, stress continuo e, soprattutto, quella sensazione di orgoglio quando vedeva le spose sorridere davanti allo specchio. Il salone era stato venduto a una donna di Mosca, intenzionata ad ampliare la propria rete di attività.
— È a casa. Solo che… non so come dirglielo. Non ho ancora deciso con certezza cosa farò dopo. Vorrei occuparmi della produzione di tisane alle erbe. O forse no. Insomma, devo pensarci.
— Non sai come dirglielo? — Eva rimase incredula. — Nastia, siete marito e moglie! Questi sono i vostri soldi. Più o meno…
Ed era proprio lì il punto. “I vostri soldi”.
Nastia ripensò a due anni prima, quando il salone aveva rischiato di crollare sotto il peso dei debiti: clienti in ritardo con i pagamenti, fornitori esigenti, banca pronta a mettere pressione. All’epoca Petja era diventato cupo, nervoso, sempre sul punto di perdere la pazienza.
«Quando avevo problemi in azienda, lui non mi ha sostenuta. Mi rimproverava soltanto. Come se il mio fallimento fosse il suo incubo personale.»
— Me lo ricordo benissimo — disse Eva con tono più serio. — Aveva paura che tu andassi in rovina. Ma invece di starti vicino, ti faceva solo sentire in colpa. Egoista.
— Ripeteva continuamente che gestivo tutto male. Gridava che ci avrebbe rovinati. Poi si scusava, certo… ma cambia qualcosa? E sua madre? Ti ricordi come si lamentava?
— Valentina Ivanovna? Impossibile dimenticarla. Girava intorno a suo figlio come una chioccia: “Oh, Petja, che cosa sta facendo! Finirete senza un pezzo di pane!”
Nastia si lasciò cadere in poltrona e chiuse gli occhi. Solo allora capì che, in mezzo a tutte quelle preoccupazioni, non aveva mai davvero osservato il comportamento del marito. Adesso, nel silenzio del salone vuoto, quel ricordo tornava limpido. Forse Petja non aveva paura per lei. Forse temeva solo di perdere il suo comfort, la vita tranquilla, la stabilità. Lui, insegnante di geografia, venuto da una famiglia semplice, sembrava sempre più fragile di fronte al successo della moglie.
Il dubbio prese forma piano piano: e se fosse stato con lei solo per interesse?
— Sai che farei al posto tuo? — domandò Eva con tono cospiratorio.
— Cosa?
— Farei un esperimento. Direi che sei fallita. Che il salone chiude, che hai debiti e creditori alle calcagna. E poi guarderei come reagiscono tutti.
— Sei impazzita? Sarebbe terribile.
— Terribile sarebbe fingere di non vedere la verità. Se qualcuno ti ama davvero, nei momenti difficili si vede. Il resto, dopo, lo decidi con calma.
Quella sera, a casa, Petja era seduto in salotto con il tablet in mano e un’espressione inspiegabilmente entusiasta.
— Tesoro, vieni qui! — la chiamò. — Sto cercando idee per la nostra vacanza estiva. Ho trovato qualcosa di fantastico!
Nastia si avvicinò e vide foto di lagune turchesi, spiagge bianchissime e bungalow sospesi sull’acqua.
— Maldive?
— Esatto! Guarda che meraviglia. Questo resort è stupendo: cinque stelle, tutto incluso, ville sull’acqua. Immagina: apri la porta al mattino e davanti a te c’è l’oceano.
— E quanto costa?
— Non poco. Ma possiamo permettercelo. Per due persone, una settimana, verrebbe circa un milione di rubli.
Nastia trattenne il respiro.
— Un milione?
— E allora? Tu guadagni bene. E poi io me lo merito: insegno geografia da anni e non vado nemmeno oltre la dacia.
— Petja, capisco, ma magari potremmo scegliere qualcosa di più accessibile? Turchia, Soči…
Il viso di lui cambiò all’istante. Le sopracciglia si aggrottarono, le labbra si strinsero.
— Accessibile? — ripeté freddamente. — E adesso che, il nostro portafoglio ha fatto un buco?
- Nastia iniziò a chiedersi se il marito vedesse in lei una compagna o solo una fonte di sicurezza economica.
- L’idea di fingere un fallimento diventò, all’improvviso, l’unico modo per capire la verità.
Quella sera, il dubbio si trasformò in decisione: per salvare se stessa, Nastia doveva prima scoprire chi fosse davvero l’uomo che aveva accanto.