Stringendo la cintura della vestaglia, Lida avvertì all’improvviso un disagio inspiegabile. C’era qualcosa che non tornava… ma cosa? Si immobilizzò, trattenne il respiro e poi inspirò di nuovo piano. Un odore leggero, quasi impercettibile… estraneo. Aggrottò la fronte e annusò ancora una volta.
Cosa poteva significare? Tradimento? No… un’ipotesi che nemmeno voleva prendere in considerazione. Ma allora cos’altro? Era stata via da casa per dieci giorni. Doveva calmarsi e ragionare con lucidità, senza lasciarsi travolgere dalle emozioni.
Eppure no, qualcosa non quadrava. Se davvero fosse successo qualcosa di grave, lei se ne sarebbe accorta. Andrea non sarebbe riuscito a nascondere tutto così bene: prima o poi si sarebbe tradito in qualche dettaglio.
Chiuse la porta d’ingresso a chiave, appese il cappotto all’attaccapanni e si sfilò le scarpe.
“Finalmente a casa”, disse tra sé, tirando fuori le pantofole morbide. “Che meraviglia dopo i tacchi…”
Trascinando la valigia, si diresse in camera da letto. La stanza era in penombra. Aprì le tende per far entrare la luce. Prima di tutto: una doccia. Dopo due notti in treno si sentiva sfinita.
In bagno aprì l’acqua calda. Doveva rimettersi in ordine e preparare la cena prima del rientro del marito. Fece tutto con gesti rapidi e automatici: cambiò le lenzuola, si tolse i vestiti, avviò la lavatrice con il bucato e una parte del guardaroba. Per Lida l’ordine era una certezza, una regola di vita.
La vasca piena di schiuma tiepida l’attendeva. Si immerse nell’acqua e chiuse gli occhi, lasciandosi andare per un momento al sollievo.
Dopo una mezz’ora uscì, si sciacquò con acqua fresca e allungò la mano verso la vestaglia. Fu allora che percepì di nuovo quell’odore strano.
Annusò meglio. Ora era chiaro. Profumo di un’altra donna.
La consapevolezza la colpì come un brivido. Lida gettò la vestaglia nel cesto della biancheria sporca e, avvolta in un asciugamano, tornò in camera con il cuore in subbuglio.
“No, non può essere così. Andrea non mi ha mai dato motivo di dubitare di lui.”
Si cambiò indossando il suo completo da casa preferito e andò in cucina. Tutto era ordinato come sempre. Nessun piatto nel lavello, nessuna briciola sul tavolo. Aprì il frigorifero e rimase sorpresa: c’erano avanzi di una cena preparata con cura, non qualcosa di improvvisato. Accanto, una bottiglia di spumante costoso. E nella scola stoviglie, due bicchieri puliti.
- La cena non era stata preparata in fretta.
- Qualcuno aveva brindato a casa sua.
- Due bicchieri significavano due persone.
Lida avrebbe dovuto cucinare, ma ormai la fame era passata. A trentacinque anni di matrimonio, a quasi cinquantasette anni, si ritrovava per la prima volta davanti a qualcosa che non riusciva a spiegarsi. Non era rabbia. Era smarrimento.
Quando tornò in bagno per prendere il pettine, si bloccò. Tra i denti della spazzola c’era un lungo capello scuro. Lei era bionda da anni, da sempre attenta a coprire i capelli bianchi. Controllò la sua spazzola in camera: pulita. Anche la stanza era perfetta, immobile, intatta. Nessuno era entrato lì.
Con delicatezza mise il capello in una bustina e la nascose in un cassetto. Poi si sedette in salotto, senza accendere la luce, e aspettò in silenzio. Non sapeva bene cosa, ma sentiva che doveva farlo.
Con Andrea si conoscevano dalla scuola. Lui era arrivato in classe in nona, un po’ paffuto e timido. Col tempo però era cambiato: bravo nello studio, serio, laborioso. Lida ricordava ancora il ragazzo che lavorava per aiutare la madre e il fratellino, e che in pochi anni era diventato forte, sicuro di sé, diverso da tutti gli altri.
Si erano innamorati durante una festa scolastica, e da allora erano rimasti insieme. Per questo ora il sospetto le sembrava insopportabile. Eppure i segnali c’erano. Il tempo passava. Andrea non rientrava.
All’improvviso sentì la serratura scattare. Poi passi. Due persone. Voci basse. Un fruscio di vestiti. Poi un bacio soffocato. Senza accendere la luce, la coppia attraversò l’ingresso e si diresse non verso la camera matrimoniale, ma verso la stanza del figlio.
Da lì, poco dopo, arrivarono rumori inequivocabili. E tutto divenne terribilmente chiaro.
Lida sussurrò, quasi senza voce:
“Dio mio… che stupida sono stata…”
Si alzò lentamente e si avvicinò alla porta della stanza. Appoggiò la mano sulla maniglia, ma non ebbe il coraggio di aprire.
Per la prima volta dopo trentacinque anni, il suo cuore si fece pesante come non mai. Dietro quella porta c’era il suo Andrea, ma non più la certezza che aveva creduto eterna.
In sintesi, quella sera Lida capì che la verità può nascondersi nei dettagli più piccoli, e che perfino una casa familiare può improvvisamente sembrare estranea.